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Tipo di contratto Riduci
   
   
     
 
Il contratto di lavoro intermittente (a chiamata) Riduci
   
Il contratto di lavoro a chiamata o intermittente rappresenta una delle nuove tipologie contrattuali, introdotte nel nostro ordinamento dalla riforma Biagi, dotata di maggiore flessibilità ed utilizzata, nel territorio della nostra provincia, principalmente nel settore dei pubblici esercizi.
Nozione
Si definisce contratto di lavoro a chiamata o intermittente (job on call) il contratto con il quale il lavoratore pone la propria energia lavorativa a disposizione del datore di lavoro che la utilizzerà in modo discontinuo o intermittente.
Ambito di applicazione
Il contratto di lavoro a chiamata o intermittente può essere concluso per:
  • lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente; in attesa di specifica individuazione da parte della contrattazione collettiva, tali attività sono state ravvisate dal Ministero del Lavoro (Decreto Ministeriale 23 ottobre 2004) in quelle elencate dal Regio Decreto 2657/1923; le attività richiamate costituiscono un parametro oggettivo, pertanto, i requisiti dimensionali e le altre limitazioni cui fa riferimento il Regio Decreto non vanno tenute in considerazione ai fini della legittimazione del contratto di lavoro a chiamata in relazione alle attività nel medesimo menzionate;
  • prestazioni rese da soggetti con meno di 25 anni di età oppure da lavoratori con più di 45 anni di età, anche pensionati, indipendentemente dal requisito dello stato di disoccupazione, dell’espulsione dal mercato del lavoro o dell’iscrizione nelle liste di mobilità;
  • prestazioni da rendersi nell’arco del fine settimana (dal venerdì dopo le ore 13:00 fino alle ore 06:00 del lunedì mattina), delle vacanze natalizie (1° dicembre – 10 gennaio), delle vacanze pasquali (dalla domenica delle Palme al martedì successivo al lunedì dell’Angelo) e delle ferie estive (1° giugno – 30 settembre); la predeterminazione dei periodi può subire modificazioni ad opera della contrattazione collettiva.
Il ricorso al contratto di lavoro a chiamata o intermittente è vietato nei seguenti casi:
  • per la sostituzione di lavoratori in sciopero;
  • per l’impiego di lavoratori nelle stesse mansioni di altri lavoratori licenziati nei 6 mesi precedenti, a seguito di procedure di licenziamento collettivo ovvero per rimpiazzare lavoratori soggetti a procedure di cassa integrazione (a zero ore o parziale); sono fatte salve diverse disposizioni sancite dagli accordi sindacali;
  • per l’impiego presso imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi (articolo 4, Decreto Legislativo 626/1994).

Contenuto e forma del contratto

Il contratto di lavoro intermittente o a chiamata, disciplinato dagli articoli 33 - 40 del Decreto Legislativo 276/2003, può essere stipulato sia a tempo indeterminato che a tempo determinato.
Nel caso di contratto a tempo determinato non trova, tuttavia, l'applicazione della regolamentazione prevista per la generalità dei contratti a tempo determinato dal Decreto Legislativo 368/2001.
Il contratto di lavoro intermittente può essere concluso senza la previsione dell’obbligo, da parte del lavoratore, di rispondere alla chiamata del datore di lavoro o, viceversa, con la previsione dell’obbligo di risposta alla chiamata. In quest’ultimo caso il lavoratore ha diritto alla percezione di un’indennità di disponibilità per i cosiddetti periodi di attesa.
L’ammontare dell’indennità di disponibilità, stabilita dai contratti collettivi, non può essere inferiore a quella individuata, dal Decreto Ministeriale 10 marzo 2004, nella misura del 20% della retribuzione prevista dal contratto collettivo applicato.
La contribuzione relativa all’indennità di disponibilità deve essere versata in relazione all’effettivo ammontare dell’indennità stessa, senza obbligo di rispetto dei minimali.
Nel caso di rifiuto ingiustificato di risposta, ove nel contratto ne sia stata prevista l’obbligatorietà, alla chiamata del datore di lavoro, oltre alla risoluzione del contratto e al risarcimento del danno eventualmente provocato con l’inadempimento, il lavoratore è tenuto alla restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo all’ingiustificato rifiuto.
Il datore di lavoro deve manifestare espressamente al lavoratore la chiamata con almeno 1 giorno lavorativo di preavviso.
Il contratto di lavoro intermittente richiede, ai fini della prova, la forma scritta.
Gli altri elementi da indicare sono:
  • la durata e le ipotesi soggettive od oggettive che ne consentono la stipulazione;
  • il luogo e la modalità della disponibilità, se prevista, garantita dal lavoratore; il preavviso di chiamata non può, in ogni caso, essere inferiore ad 1 giorno;
  • il trattamento economico e normativo;
  • le forme e le modalità attraverso cui il datore di lavoro può richiedere l’esecuzione della prestazione lavorativa (specificazione della modalità da utilizzarsi per l’esecuzione della chiamata che potrà essere prevista in forma scritta – fax, e-mail, posta raccomandata - o in forma orale); 
  • tempi e modalità di pagamento della retribuzione e, se prevista, dell’indennità di disponibilità (valgono le regole generali applicate alla tipologia del rapporto di lavoro subordinato).
E’ ammesso il cumulo del contratto di lavoro intermittente con altri contratti di natura intermittente e non, nel rispetto dei doveri di fedeltà (riservatezza e non concorrenza) imposti al lavoratore dipendente e dei limiti di orario previsti dalla normativa vigente.
 
Una volta ammessa la possibilità di stipulare un secondo contratto intermittente a tempo determinato, le regole previste determinano la possibilità di una sola proropa per un massimo di 36 mesi (esempio: il primo contratto è di 12 mesi il secondo può essere di un massimo di 24 per un totale di 36 mesi).
Trattamento economico e normativo
Il lavoratore intermittente ha diritto ad un trattamento economico, in proporzione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, non inferiore a quello previsto per gli altri lavoratori dipendenti di pari livello ed analoghe mansioni.
Durante i periodi di non lavoro (cosiddetta attesa) il lavoratore intermittente non matura alcun trattamento economico, salvo l’indennità di disponibilità se prevista, né alcun diritto tipico dei lavoratori dipendenti.
Opinione comune è che, il trattamento retributivo imponibile corrisposto al lavoratore intermittente per il lavoro effettivamente prestato, debba rispettare il minimale orario e non quello giornaliero.
Adempimenti amministrativi
La comunicazione al Centro per l’Impiego dell’instaurazione del contratto a chiamata deve essere fatta 1 sola volta, alla stipula del contratto, e non per ciascuna chiamata.
Così anche nei confronti dell’INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) l’obbligo della denuncia del codice fiscale del lavoratore risulterà soddisfatto, tramite un’unica comunicazione, alla sottoscrizione del contratto.
Agevolazioni contributive
L’assunzione con contratto di lavoro intermittente non legittima il datore di lavoro al godimento di benefici contributivi previsti dal nostro ordinamento in relazione all’assunzione di particolari categorie di lavoratori (disoccupati da oltre 24 mesi),  anche nel caso ne ricorressero i requisiti soggettivi (nota Ministero del Lavoro 3147/2005).
 
Fonti normative:
  • Decreto legislativo 276/2003, articoli 33 – 40, come modificati dall’art. 10, del decreto legislativo  251/2004 e dall’ art. 1 bis, della legge 80/2005;
  • Decreto del ministero del lavoro 10 marzo 2004;
  • Decreto del ministero del lavoro 23 ottobre 2004 di rinvio al regio decreto 2657/1923;
  • Circolare del ministero del lavoro 4/2005.
   
     
 
 
 
 
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